cucciolo di Cane Corso per azienda agricola

Professore X Ambra

 

La terza cucciolata presentata nell’ambito del progetto di collaborazione tra l’Allevamento del Cane Corso dell’Antica Borgata (riconosciuto ENCI) e l’Associazione Culturale Antichi Mestieri Pastorali è frutto di una selezione da lavoro di particolare pregio.

Un cucciolo maschio verrà affidato gratuitamente a un'azienda agro-pastorale qualificata, ai fini della valorizzazione delle attitudini al lavoro.

I cuccioli sono nati a ottobre 2016:

 

 

 

Le aziende agricole interessate possono avanzare la propria richiesta sulla pagina Facebook o contattando Cesare Vetrugno: 320/1413968 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

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CINQUANT’ANNI DI CINOFILIA – A MODO MIO

intervista a Vittorino Meneghetti

 

Abbiamo raccolto un’intervista a tutto tondo con Vittorino Meneghetti, protagonista degli ultimi cinquant’anni della cinofilia Italiana, per ripercorrere insieme con lui le cause della degenerazione zootecnica e culturale che avanza ogni giorno di più:

<<Continuando le considerazioni sul bilancio degli ultimi cinque anni, oltre al progetto della fattoria didattica, devo aggiungere l’ultimo libro I cani da pastore e il DVD "I cani del Sud America".

Per quanto riguarda il libro, ad oggi ne sono state vendute meno di 100 copie e del DVD una decina. Con tutta probabilità, in entrambi i casi, il risultato è stato forse penalizzato dalla distribuzione: il libro doveva essere pubblicato da Mursia ma per colpa della crisi i tempi erano incerti e anche se avevo già il contratto firmato, sono stato “obbligato” a pubblicarlo e venderlo on-line, altrimenti sarebbe rimasto chiuso in un cassetto; lo stesso dicasi per il DVD, prodotto artigianalmente e venduto direttamente, non è stato oggetto forse di una presentazione adeguata.

Resta il fatto che questi progetti di cultura cinofila innovativa e rivoluzionaria non hanno avuto il riscontro e l’interesse sperato. Evidentemente se qualcosa non ha funzionato bisogna capire che la cinofilia forse, non è interessata alle innovazioni e neppure alla cultura cinofila, altrimenti non si spiega come mai questi tre progetti siano stati un buco nell’acqua.>>

  

Quali le ragioni di questa involuzione culturale?

<<Molto probabilmente i cinofili di oggi hanno la sensazione di poter compensare attraverso il self-service le proprie carenze di base, sbirciando da siti internet e i più evoluti leggendo magari qualche buon libro. Lo scorso anno ho visto con piacere che gli allievi per un corso da addestratori studiavano la psicologia canina attraverso il mio Manuale, edito quasi vent’anni fa. Avevo anche pensato di rivederlo e ammodernarlo per pubblicare una nuova edizione, ma a quale scopo? Prendiamo ad esempio le definizioni delle doti naturali dei cani da lavoro, che ho contribuito in prima persona a divulgare, essendomi interessato di psicologia canina a partire dal 1974 (primo tra gli addestratori, lo dico senza falsa modestia): sono ormai patrimonio comune nel parlare di cinofilia a certi livelli, ma siamo sempre in pochissimi capaci di andare a dimostrare questi concetti sul campo!

A me sembra che la cinofilia di oggi sia più interessata a seguire il professionista che durante uno stage insegna gli esagerati modi di dare la pallina o gli altri infiniti modi di dare il bocconcino, piuttosto che seguire un professionista che durante uno stage parla anche di zooantropologia, genetica, eugenetica, ambiente di lavoro e di sviluppo, connessioni nervose, doti naturali, etologia e psicologia canina.

A questo punto penso che se il target è questo, due sono le cose: o io ho sbagliato pianeta o addirittura ho sbagliato il tempo, forse avrei dovuto nascere tra cinquant’anni…

E ripenso ad una vecchia storia e a quello che un amico mi diceva anni fa:  “la solitudine dei numeri primi”… per me intesa nel senso di non riuscire a parlare in modo diretto con gli appassionati o con i colleghi delle materie sopra citate, in pratica come se parlassi una lingua sconosciuta a tutti.

In quasi cinquant’anni di professione non sono quasi mai riuscito a trovare un compromesso tra il mio modo di guardare e valutare i cani e il modo degli altri.

Confesso che a volte mi sono sentito un po’ un diverso, nel senso buono del termine; certo che un dato inconfutabile è che essendo arrivato a fine carriera, penso di non dover dimostrare più niente a nessuno, quello che ho fatto in cinofilia è sotto gli occhi di tutti, quello che farò non lo so ancora… ma comunque non devo dare spiegazioni a nessuno: Vittorino è questo, punto e basta!

Se guardiamo il mio percorso professionale e quello dei colleghi, è evidente chi di noi ha fatto più cose nella carriera.>>

 

 

Una vita sempre in prima linea, con una costante tensione verso l'innovazione e la scoperta, anche quando il destino sembra volersi mettere di traverso...

<< Per me la maledizione significa aver perso in età giovanile quattro dei miei amati cani: Merlino, Australian Kelpie morto a quattordici mesi; Rover, Pastore Australiano morto a 21 mesi; Apuana, Pastore delle Alpi Apuane morta a 28 mesi, Pistacchio Pastore delle Alpi Apuane, morto a 10 mesi.

Una scia di sangue, per me inspiegabile, che mi lascio dietro… chiamiamola sfortuna? Non so… ma sono ferite che rimangono aperte!

L’insieme di tutte queste cose, successe in questi ultimi cinque anni, mi ha portato oggi a sentirmi vuoto come una zucca, privo di stimoli e di motivazioni, non ho più voglia di fare niente, in cuor mio il desiderio è di trovare stimoli cinofili nuovi ma credo che qui, nel mio Paese, non li potrò trovare…

Ecco che ritorna in mente il Sud America, forse per ricominciare da capo, rinascere una seconda volta, probabilmente il Nuovo Mondo potrebbe darmi quelle motivazioni e stimoli cinofili che cerco e poi si vedrà.>>

 

 

Davvero non ci sono più speranze di riavvicinare le attività di addestramento del cane, agli obiettivi zootecnici che dovrebbero essere alla base delle prove di selezione e di lavoro?

<<Il pensiero va al 1992, quando fondai l’A.I.A.P. (Associazione Italiana Addestratori Professionisti cani da utilità). Ricorso con grande affetto quel periodo: l’entusiasmo, i progetti… non erano ancora arrivati nel nostro paese i gentilisti, gli educatori cinofili, la cultura Nord- Europea, a dirci “poverino diamogli un bocconcino”, non esistevano i comportamentisti e non avevamo il metodo dolce e neppure il metodo gentile, i veterinari facevano ancora il loro lavoro e curavano la salute del cane.

Ma noi dell’A.I.A.P. addestravamo i cani con successo, e anche se oggi come allora, alcuni professionisti usavano metodi spicci (collari elettrici, ad esempio), altri come il sottoscritto, usavamo innanzitutto la testa e la psicologia canina, ed in casi particolari il collare a strozzo… bei tempi, li rimpiango!

Tornando a quel 1992, a quel tempo io ero veramente innamorato del mio lavoro; avevo moltissimi stimoli e motivazioni, insieme ai colleghi volevo seriamente cercare di cambiare radicalmente la cinofilia oltre che farci riconoscere come categoria di lavoratori professionisti nel campo nell’addestramento canino.

Forse quella fu l’unica vera occasione per poter cambiare le cose, ma purtroppo non andò così.

Se all’A.I.A.P. avessero aderito tutti i professionisti del settore, avremmo potuto patteggiare con l’E.N.C.I. per avere un nostro rappresentante all’interno del consiglio direttivo per tutelare la nostra categoria; inoltre se le cose fossero andate nel verso giusto era mia intenzione creare un fondo pensione per i colleghi più sfortunati ed anziani, ma all’A. I.A.P. aderirono solamente dodici professionisti su un potenziale di 60/70.

Le motivazioni delle poche adesioni furono fondamentalmente due:

1.     la prima riguardava i requisiti minimi, molto severi; per poter aderire bisognava aver presentato un cane di proprietà in una prova ufficiale allo Sch-HIII con esisto positivo, svolgere la professione di addestratore di cani da utilità a tempo pieno ed avere una partita IVA. Siccome già allora la maggior parte degli addestratori svolgevano due lavori: l’impiegato, l’avvocato, il commerciante etc. e il sabato e la domenica l’addestratore di cani, non furono accettati;

2.     la seconda motivazione, per la quale molti non aderirono, era che l’A.I.A.P. non era ancora riconosciuta dall’E.N.C.I.

Pertanto l’Associazione, non avendo avuto successo con questi obiettivi prefissati, non ebbe possibilità di sussistere e ben presto ci perdemmo, un pezzo dopo l’altro.>>

 

Carmelo Sesto - il ricordo di un Amico

 

A proposito del riconoscimento ufficiale dell’E.N.C.I. …

<<Il 14 dicembre del 2006 ricevetti una raccomandata dall’E.N.C.I. (protocollo n. 45401) avente come oggetto: “ accoglimento domanda addestratore cinofilo, sez. 1° addestratore per cani da utilità”.

Finalmente il tanto agognato e sospirato albo degli addestratori cinofili riconosciuto dall’E.N.C.I. arriva… con presupposti poco seri, la montagna partorì un topolino!

L’albo così come era presentava un sacco di lacune ma soprattutto ingiustizie, sembrava veramente una patacca d’autore.

Trascorsi cinque anni del solito immobilismo dell’E.N.C.I., parlando con colleghi e alcuni giudici di lavoro, che concordavano con me, il 25 luglio del 2011, di mia iniziativa scrissi una raccomandata all’allora presidente dell’E.N.C.I. facendo presente che dei 538 iscritti solo il 10% risultava essere un professionista dell’addestramento e con partita iva, il restante 90% erano tutti “hobbisti” !!!

Di quella raccomandata ad oggi, nel 2016, non ho mai ricevuto risposta.

Visto e considerato che sono che non molla mai, pensai di provare a “bussare” più in alto; in quel periodo avevo un contatto con una persona di mia fiducia, che aveva mansione di capo ufficio e lavorava a Roma in un Ministero, ma soprattutto, era in confidenza con il direttore generale dell’ufficio del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, in pratica il numero due dopo il Ministro dell’Agricoltura che, come tutti sappiamo, sovraintende l’E.N.C.I.

Questa persona spiegò al direttore il mio pensiero, le lamentele, gli annessi e connessi… il consiglio fu di stilare una petizione dove fare presente i fatti, sottoscritta da tutti gli addestratori professionisti, con la promessa di sottoporla personalmente e direttamente al Ministro. A quel punto mi misi all’opera e telefonai ai tanti colleghi tra i più noti e famosi, spiegando loro che se volevamo tentare di cambiare qualcosa dovevamo essere tutti uniti a sottoscrivere la petizione direttamente al Ministro dell’Agricoltura, in pratica la nostra richiesta era proporre all’E.N.C.I. l’istituzione di un doppio albo:  uno dedicato agli addestratori professionisti e l’altro agli hobbisti.

Ma anche in quel caso, per paura di ritorsioni da parte dell’E.N.C.I. la petizione fu sottoscritta solo da 7/8 persone, per cui non se ne poté fare nulla…

La situazione odierna è che attualmente nell’albo dell’E.N.C.I. risultano iscritti ad oggi più di 3.500 “addestratori”: praticamente ci sono più addestratori che cani da addestrare, il mercato è inflazionato e non c’è lavoro per tutti. Nonostante questa realtà l’E.N.C.I. ed altre organizzazioni continuano ad promuovere corsi per istruttori cinofili anche on-line, cartacei, etc, sfornando continuamente “dilettanti allo sbaraglio”.

Ultimamente ho sono stato anche invitato a partecipare al tavolo di condivisione che avrebbe dovuto gettare le basi per una normazione europea, con l'idea di certificare la professionalità nel nostro settore; ho partecipato alle prime riunioni, ma poi ho dovuto constatare che in questo caso mi trovavo ad assistere alla fiera delle vanità! Anziché dare un concreto contributo nell'interesse comune, tanti colleghi erano concentrati a cercare di mettersi in mostra...

I giovani, poi, non vogliono capire che non si diventa professionista del settore facendo un corso di una settimana o di un mese, ma lavorando fianco a fianco con un professionista dell’addestramento per almeno due anni.

Vi racconto un aneddoto divertente: qualche giorno fa accompagnai mia figlia in un grande Pet Shop, per acquistare del mangime per la sua cucciola; con mia grande sorpresa all’ingresso mi sono trovato una ragazzina di circa vent’anni che indossava una pettorina con scritto “Educatore Cinofilo” e che voleva vendermi i suoi servizi; al che con la mia solita ironia le dissi a bruciapelo: quante gambe ha un cane? Lei arrossì e si allontanò delusa. Credo che siamo arrivati in fondo al baratro…>>

  

Quali speranze per il futuro?

<<Mi sono dimesso dall’E.N.C.I. ... A questo punto penso sia giunto il momento di pensare a me stesso, non più a questo mondo cinofilo, non più ai colleghi che non hanno mai voluto aderire per dare il loro contributo per valorizzare e tutelare la categoria; sono sempre stati latitanti, ognuno ha sempre pensato per se stesso: nel migliore dei casi li trovi che “parlano” più o meno bene su facebook, ma quando c’è da “razzolare” si dileguano quasi tutti, oggi come ieri!

Comunque una cosa è certa: gli addestratori professionisti di cani da utilità sono una classe di persone idealiste, accentratori, egocentrici, compreso il sottoscritto, ma almeno potrò dire a miei nipoti che ci ho provato a salvaguardare e a tutelare la categoria degli addestratori professionisti di cani da utilità. Ci ho provato davvero, concretamente, esponendomi e sacrificandomi – e l’ho dimostrato con i fatti!>>

 

Cane da pastore delle Alpi Apuane

Razza dal forte temperamento, ha grande rapidità d'azione che lo rende capace di governare un elevato numero di pecore.

 

 

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I CANI DA PASTORE

Il nuovo libro di Vittorino Meneghetti

 

Che siano dediti alla guardia delle greggi o alla conduzione, i cani da pastore hanno, dall’alba delle migrazioni neolitiche, accompagnato la vita dell’uomo in ambito pastorale, diventando protagonisti della sussistenza dell’uomo stesso.

Nel “I CANI DA PASTORE”, naturale prosecuzione del precedente lavoro di Vittorino Meneghetti (“L’uomo e il cane: storia di un’antica alleanza”) un allievo e il suo maestro hanno compiuto un lungo viaggio attraverso la storia, l’evoluzione, la diffusione e la diversificazione di questa tipologia di cani e provano a darci una loro visione, per certi aspetti innovativa, sul “miglior amico dell’uomo” e sul mondo dal quale proviene.

L’intenzione dell’autore è affrontare l’argomento nella maniera più completa possibile, ponendosi la domanda: “Perché il cane da pastore ha, nei giorni nostri, un’infinita gamma di forme, colori, impieghi se, come presumibile, il primo cane della storia era solo di un tipo?”

Alcune risposte se l’è date, e qui cerca di offrirle.

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Storia - Evoluzione - Forma - Attitudine dei cani del Sud America

 

Storia - Evoluzione - Forma - Attitudine dei cani del Sud America

appunti del viaggio di Vittorino Meneghetti sulle tracce di Darwin

 

Premessa

In questo viaggio in Sud-America non ho trovato novità ma solamente verità; penso pertanto che il cerchio delle mie ricerche sui cani da lavoro si stia chiudendo.

Se gli amanti dei cani da lavoro non riuscissero a comprendere questo scritto, che è semplicemente un racconto di quello che ho visto con i miei occhi, allora significherebbe che devo smettere di divulgare le cose che vedo e sento in giro per il mondo sui cani da lavoro; perché allora tutta la cinofilia diventerebbe per me come terra eretica.

Quello che ho visto e filmato nel Rio de la Plata in Sud-America è esattamente quello che succedeva in Europa prima del 1911, anno di fondazione della F.C.I.

Ho documentato i miei appunti di viaggio e quanto prima saranno disponibili in DVD:

Appunti di viaggio sulle tracce di Darwin in Sud America 

  

 

 

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